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Papa Giovanni, la protesta sull'A3La proposta della giunta: i lavoratori del Papa Giovanni seguiranno i pazienti. I dipendenti occupano la statale a Germaneto e poi per due ore l’autostrada a Falerna. Solo in serata l’incontro con Loiero di SALVATORE MUOIO Erano da poco passate le 23 di ieri sera quando l'incontro tra i vertici delle organizzazioni sindacali del Papa Giovanni e il governatore Loiero si è concluso. Ci sarebbe, secondo quanto si è potuto comprendere, un impegno di massima della regione a riavvicinare, almeno per una parte, i lavoratori ai degenti, secondo il piano a suo tempo indicato dal direttore generale dell'azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Franco Petramala. Intanto, già oggi, gli uffici della massima istituzione regionale e del mistero del lavoro, verranno attivati per avviare il percorso che porta all'applicazione degli ammortizzatori sociali. Venerdì mattina, invece, sarà convocata una ristretta rappresentanza sindacale per comunicare gli orientamenti emersi nella riunione. Ma i lavoratori non mollano. Dopo il trasferimento degli ammalati dall'istituto verso altre strutture della provincia cosentina, avvenuto tra un mare di polemiche martedì mattina, sembrano ora decisi a vender davvero cara la pelle, nella strenua difesa del loro posto di lavoro. Offesi nella loro dignità, in quella che definiscono “una indegna campagna di criminalizzazione” che in questi difficili giorni sarebbe stata fatta da alcuni organi di stampa, si dicono pronti a tutto. E ieri sera, dopo un primo blocco della trasversale di Germaneto, ne hanno effettuato un altro ancora più eclatante, occupando tutte e due le carreggiate dell'autostrada Salerno - Reggio Calabria all'altezza dello svincolo di Falerna. Due manifestazioni di protesta forti, che rappresentano la cartina al tornasole del grado di esasperazione raggiunto dai 550 lavoratori dell'istituto serrese e dalle loro famiglie. Ieri con loro, peraltro, c'erano nche molti normali cittadini e commercianti del comprensorio amanteano. Quando il gruppo dei manifestanti si é avviato lungo il tornantino che dal piazzale dello svincolo raggiunge l'asfalto dell'A3, il colpo d'occhio era davvero impressionante. Centinaia di persone determinate a far comprendere, a chi in questa tragica storia del Papa Giovanni ha responsabilità dirette o indirette, che la faccenda ora si fa davvero seria e che sarà difficile continuare a chiedere pazienza a chi sente di essere sull'orlo del baratro. «Perdere il lavoro, magari l'unico in famiglia, a cinquant'anni e oltre, non è certo un scherzo, ma rappresenta la catastrofe » ci è stato chiesto di scrivere.A scatenare la protesta, ieri pomeriggio, è stata l'assenza del presidente Loiero all'appuntamento fissato per le 16 nella sede della Protezione civile di Germaneto. L'incontro prevedeva la presenza al tavolo dei soli vertici regionali del sindacato, proprio per discutere del piano ha in programma di attuare per porre rimedio alla situazione. I dipendenti, invece, come avevamo anticipato nell'edizione di ieri, hanno raggiunto Germaneto comunque, a bordo di pullman e auto, per attendere fisicamente i risultati dei colloqui. Una scelta che però non avrebbe trovato l'approvazione dello stesso presidente della Giunta regionale, che sulla base delle informazioni avute, evidentemente per questioni di sicurezza e di ordine pubblico, sceglieva di non tenere l'annunciato incontro. Una notizia che i rappresentanti sindacali hanno immediatamente partecipato ai lavoratori in attesa, che da lì a poco effettuavano il primo blocco stradale della giornata. In evidenzaIeri sera, anche la trasmissione di Rai Tre, "Chi l'ha visto" si è occupata del caso Papa Giovanni XXIII; servizi strazianti, commenti e parole drammatiche, ma soprattutto rabbia nei confronti di Don Alfredo Luberto (nella foto), il prete che avrebbe sperperato in beni di lusso tutti i fondi destinati alla struttura, al pagamento dei dipendenti e alla cura dei malati. Rabbia e sconcerto nelle parole degli intervistati, e soprattutto tanta confusione. Numerose infatti le telefonate giunte in diretta in trasmissione, dove la gente chiedeva dei propri congiunti. In molti infatti, dopo il trasferimento dei pazienti, non riescono a trovare i propri cari nè sapere dove questi siano stati trasferiti. Una situazione ai limiti del credibile, soprattutto dal punto di vista umano. fonte: Il Quotidiano della Calabria19/03/2009 |
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